Podere Bartarello

Dove la Maremma racconta la sua storia

C’è un luogo in Maremma dove il tempo sembra rallentare. Una valle stretta e profonda, modellata dall’acqua e dal vento, dominata da una roccia che si alza improvvisa come una sentinella di pietra. Intorno, boschi, pascoli e silenzi antichi. Qui nasce Roccalbegna, uno dei borghi più suggestivi della Maremma toscana.
Un paese che non si limita a esistere, ma che racconta.
Ed è proprio qui, tra queste colline e questi pascoli, che si trova Podere Bartarello, uno dei luoghi più profondamente legati alla storia della famiglia Fiorini e del Caseificio Il Fiorino.

Una valle abitata da millenni

Molto prima che il borgo medievale prendesse forma, questa valle era già stata scelta dall’uomo. Nelle grotte del vicino Monte Labbro sono stati ritrovati strumenti di selce, punte di freccia e accette: segni di una
presenza umana antichissima. Il fiume Albegna scorreva allora come oggi, portando acqua e fertilità alla valle. Attorno si estendevano boschi fitti e pascoli selvaggi, mentre il cielo notturno sembrava ancora più vicino
alla terra. Era un luogo dove fermarsi. E vivere.

Un passaggio tra montagna e mare

Quando gli Etruschi iniziarono a muoversi lungo la valle, Roccalbegna era già un corridoio naturale tra l’entroterra dell’Amiata e il Tirreno. Da una parte i pascoli dell’Appennino, dall’altra le rotte commerciali della costa. Tra questi due mondi passavano uomini, greggi, merci e idee. I Romani non fecero altro che confermare ciò che la geografia aveva già deciso: questa valle era una via di passaggio, di scambio e di incontro.

I monaci e la via del sale

All’inizio del IX secolo arrivarono i Benedettini dell’Abbazia di San Salvatore. Qui fondarono la Cella Sancti Miniati, un piccolo insediamento agricolo e religioso che divenne punto di appoggio per chi attraversava la valle. I monaci percorrevano questi sentieri per raggiungere la costa e procurarsi il sale. Il sale era ricchezza,
commercio, sopravvivenza. Così la valle dell’Albegna divenne una strada viva, attraversata da uomini, animali e storie.

Il castello sulla roccia

Nel 1210 compare per la prima volta il nome del castello: Roche Albegne. Una rocca che domina il paese dall’alto della pietra, come un’aquila che osserva la valle. Gli Aldobrandeschi, signori della Maremma, ne fecero un presidio strategico del territorio. Poi arrivò Siena, che tra il 1293 e il 1296 ridisegnò il borgo con mura, porte e un impianto urbano elegante e razionale, tipico della cultura senese.

Il ritmo della transumanza

Per secoli la vita di questa valle ha seguito il ritmo delle greggi.
In estate i pastori risalivano verso i pascoli più freschi dell’Appennino. In inverno tornavano verso la Maremma e il mare. Era la transumanza. Un movimento lento e rituale che attraversava queste colline, portando con sé saperi, storie, tecniche di lavorazione del latte e il frutto del lavoro dei pastori: il formaggio.
Tra questi spiccava il Marzolino, il formaggio primaverile prodotto con il latte nuovo delle greggi.
Già Plinio il Vecchio lo celebrava scrivendo: “Caseus vernum laudatissimum habetur.” Il formaggio primaverile è il più lodato. La sua fama attraversò i secoli e arrivò fino alle corti europee: nel 1533 Caterina de’ Medici lo portò in Francia, dove divenne una delle delizie più apprezzate della cucina rinascimentale.

La famiglia Fiorini
Quando un viaggio diventa destino

A metà del Settecento, lungo queste stesse vie erbose, arrivarono i Fiorini. Erano pastori transumanti provenienti dal Casentino. Viaggiavano con le greggi, ma portavano con sé anche un sapere antico: l’arte di trasformare il latte in formaggio. Quando raggiunsero Roccalbegna trovarono pascoli, acqua e una valle silenziosa che sembrava fatta per accoglierli. Qui decisero di fermarsi. Il loro insediamento nacque proprio nella zona di Bartarello, dove ancora oggi affondano le radici della famiglia.

Podere Bartarello
Un luogo che custodisce il tempo

Ci sono luoghi che non hanno bisogno di farsi notare. Podere Bartarello è uno di questi. Sorge dove le Zolferate incontrano il fiume Albegna, in una valle dove il vento porta ancora il profumo dell’erba e dei pascoli. Ha visto passare pastori, stagioni, fatiche e rinascite. Ha attraversato la transumanza, la mezzadria e
le trasformazioni del Novecento.
Negli anni il Podere è rimasto sempre lo stesso: un luogo che custodisce e tramanda. Le mappe catastali del 1822 e del 1826 testimoniano già la presenza del podere in questo punto della valle, tra i corsi d’acqua e le antiche vie comunicative. Bartarello era allora un punto di riferimento agricolo. E continua a esserlo oggi.

Un luogo di fede e di comunità
Nella facciata del podere si conserva una piccola antica Madonna in terracotta.
Si racconta che nel mese di maggio gli abitanti della zona si riunissero qui per recitare il rosario, affidando alla campagna le proprie preghiere. Ancora oggi, sotto il piccolo altarino, capita di trovare candele votive. Segni discreti di una devozione semplice e autentica che non si è mai spenta.

Bartarello oggi
Un ponte tra memoria e futuro

Oggi Podere Bartarello è al centro di un importante progetto di recupero sostenuto dal PNRR, che mira a preservare l’architettura rurale storica e a valorizzare il paesaggio agricolo tradizionale. Non è soltanto un restauro. È un gesto di continuità.Il progetto ha permesso di migliorare l’accessibilità e la fruizione dell’area rurale del fiume Albegna.
Significa restituire a Bartarello la sua funzione originaria: essere un luogo vivo, produttivo e accogliente. Un luogo che custodisce l’anima della famiglia Fiorini e racconta la storia di una valle dove da secoli il latte, il lavoro e la terra sono parte della stessa cultura.

Dal podere ai pecorini più premiati al mondo

Oggi questa storia continua nel Caseificio Il Fiorino, dove la tradizione casearia della famiglia prende forma ogni giorno. Qui il latte diventa pecorino seguendo gesti antichi e sapienti, gli stessi che per generazioni hanno accompagnato la vita dei pastori di questa valle. Visitare il Caseificio Il Fiorino significa entrare in contatto con questa storia: scoprire i luoghi della produzione, visitare le stagionature naturali e degustare pecorini premiati in tutto il mondo.
Un’esperienza che nasce proprio da qui, da Podere Bartarello e dalle radici profonde della Maremma.